Prefazione al libro di Marco Piva “My Light Years”

La luce e il suo viaggio

La costante ricerca di Marco Piva 

(Prefazione al libro di Marco Piva “My Light Years”, edizioni Action Group)

Viaggiare, varcare confini per scoprire nuovi mondi: i nostri tempi si distinguono per la diffusa mobilità di persone di ogni età e ceto sociale. Qual è il fascino del viaggio? Certo è attraente uscire ogni tanto dal proprio ambiente famigliare, abbandonare le vecchie abitudini per un po’ di tempo e avventurarsi in nuovi luoghi, attraversare paesi sconosciuti, farsi sorprendere dalla varietà del pianeta Terra e incontrare nuove persone.

Anche l’attesa ci coinvolge. Ogni viaggio prevede il raggiungimento di una meta e poi di un’altra e un’altra ancora, fino al giorno del ritorno, ritemprati dall’esperienza portata a compimento. Questo susseguirsi di traguardi da superare stimola curiosità ed immaginazione. La meta è desiderata anche per il senso della scoperta che suscita in noi. Ci aspettiamo che, arrivando in un certo luogo, i nostri orizzonti si dilatino; desideriamo essere suggestionati da ciò che abbiamo solo vagamente fantasticato prima e durante il viaggio.

L’esito desiderato di ogni viaggio non può che essere un luogo che ci accoglie piacevolmente, nel migliore dei modi. I progetti di Marco Piva illustrati in questo libro ci parlano delle tante qualità che lo spazio architettonico deve possedere quando diventa luogo dell’ospitalità e di quale debba essere il ruolo della luce nel rendere pienamente tali valenze. Nella mente e nelle mani di un bravo architetto la luce è uno strumento straordinariamente duttile e potente per creare quell’ambivalenza che è il tratto distintivo di tutti i luoghi dell’accoglienza.

Come si esprime tale ambivalenza, quel particolare accoppiamento di valori che si ripropone in ogni contesto?

Da un lato, potremmo dire che il luogo ospitale è una sorta di distillato della casa. Domestiche, infatti, sono le funzioni primarie del relax, della conversazione, del pranzare, cenare e coricarsi, della cura del corpo. La luce accompagna le nostre azioni “domestiche” e le nobilita allorché riscatta e impreziosisce gli oggetti del vivere quotidiano.

Nel raffinato light design di Marco Piva affiora una verità semplice ma ricca di implicazioni: la luce “in sé” non è visibile. Attraversa al pari dei fulmini gli immensi spazi interstellari senza farsi notare. La realtà che vediamo è sempre e soltanto materia che genera luce o la riflette. Noi vediamo grazie e attraverso un qualche materiale – ovvero materia che ha assunto una forma – che emette energia direttamente o indirettamente, interagisce con essa e così stimola i nostri occhi.

Questo rivelarsi è in effetti una continua metamorfosi in una dinamica senza fine perché la materia è l’originario ambito del divenire. Ogni oggetto luminoso, dal più semplice al più ricco – a differenza di quelli che non hanno quel “cuore” o nucleo di energia che chiamiamo sorgente luminosa – si mostra ai nostri occhi in una pluralità di aspetti. Quando è spento riflette la luce naturale e ne restituisce l’inesauribile cangianza, quando è acceso diventa il centro irradiante per lo spazio che lo circonda. E poi abbiamo l’infinita gamma delle accensioni parziali e delle regolazioni sia del flusso che della tonalità. L’oggetto luminoso – sapientemente composto per esaltare le qualità estetiche dei metalli, dei vetri, delle pietre – si candida per diventare la fonte delle meraviglie che rendono prezioso e indimenticabile quello spazio privato, personale, intimo, lo spazio interno dell’architettura vuole echeggiare il luogo domestico.

L’altra valenza del luogo ospitale è data dalla sua natura pubblica, comunitaria, in un certo senso potremmo dire “urbana”. I suoi confortevoli interni riflettono il territorio in cui si insedia e di cui fa parte. L’avventore usa l’ambiente che lo accoglie in condivisione con altri ospiti e il tutto avviene in uno spazio che ha una vocazione pubblica, protetto ma aperto, in cui si riverbera il contesto urbano o territoriale oltre i suoi confini. Anche qui, cambiando e ampliandosi la prospettiva, la luce interviene in modo determinante. Ora è una luce che segna i percorsi, informa ed aiuta ad orientarsi. E’ la luce ricca di colori che compone scenografie, che sorprende gli ospiti, emoziona, fa sognare ad occhi aperti e colpisce la fantasia. Può simulare la volta celeste punteggiata di stelle per una serata romantica, al lume di candela, oppure ricreare il cielo di una bella giornata di sole quando serve energia per affrontare una giornata di lavoro. Nello spazio comune brilla la luce delle vetrine che anticipa lo sfavillio delle vie dello shopping.

L’unione virtuosa tra luce, materiali e architettura, è tutta nelle splendide immagini di questo libro, a partire dall’oggetto pazientemente rifinito fino al complesso edilizio a scala territoriale, in una ampia gamma di soluzioni che testimoniano la libera creatività congiunta ad un infaticabile impegno professionale di Marco Piva.