Retroilluminazione, la luce integrata nell’architettura

Le caratteristiche peculiari dei LED – ingombri e i pesi minimi, modularità, basse emissioni termiche, ecc. – permettono di collocare, incorporare o integrare queste piccole sorgenti di luce aggregate in moduli all’interno di elementi costruttivi o di partiture architettoniche – soffitti, pareti, pavimenti – ma anche di oggetti e attrezzature di arredo come mobili, armadi, librerie, tavoli, sedute, specchi, rubinetterie, vasche, sanitari, piani cottura, cappe e tanti altri prodotti ad ampia diffusione presenti in ogni spazio abitato. Le sorgenti luminose diventano una dotazione degli elementi che compongono l’ambiente i quali, pur conservando le loro primarie funzioni, si tramutano in oggetti luminosi o strutture auto-illuminate.

Tra le soluzioni più interessanti per il lighting design bisogna sicuramente annoverare la retroilluminazione (Figure 1 – 4). Nell’architettura degli interni si impiegano frequentemente dei materiali che non solo riflettono la luce ma la trasmettono nella modalità della semi-trasparenza. Oltre alle lastre di vetro variamente trattate, trovano molteplici impieghi i materiali plastici – in lastre o in teli da installare in tensione – come il polimetilmetacrilato (PMMA), il policarbonato (PC) o cloruro di polivinile (PVC), oppure i materiali lapidei (alabastro, onice e altri tipi di marmi e pietre). Si realizzano pareti (Figura 8), pavimenti e controsoffitti (Figure 1 e 2) nonché superfici rettilinee e curve per elementi di arredo (Figure 3 e 4). La proprietà della semi-trasparenza di queste lastre è sfruttata per la loro retroilluminazione. Nella maggioranza dei casi ci si orienta verso le soluzioni a box, vale a dire involucri chiusi composti dalle lastre semi-trasparenti a vista e da fondali ad alto potere riflettente su cui si installano moduli LED quadrati, rettangolari o lineari (strip LED) avendo cura di illuminare uniformemente il retro delle lastre, occultando così all’interno del box tutto il sistema di illuminazione, alimentatori e cablaggi compresi. Gli ingombri ridotti e le basse emissioni termiche consentono di realizzare box con spessori nell’ordine dei pochi centimetri (Figure 4 – 7).

E’ molto frequente in questi casi l’impiego dei moduli LED lineari (strip LED) disposti secondo linee parallele a distanza di 10-12 cm, per light box con profondità di circa 12 cm, in modo da distribuire uniformemente i flussi emessi dai singoli punti luminosi. Usando i LED multichip con emissione multipla nei tre colori primari (rosso, verde e blu) e variando i singoli flussi, si ottiene la ben nota varietà cromatica e di tonalità.

 

Didascalie delle figure

Figure 1 e 2 Controsoffitto retroilluminato composto da formelle decorate in policarbonato e moduli LED prodotti da TCI Telecomunicazioni (opera artistica di Jacopo Foggini, lighting designer Gianni Forcolini).
Figure 3 e 4 Isola per cucina con pareti retroilluminate in onice nuvolato e moduli LED  prodotti da TCI Telecomunicazioni (progetto dell’architetto Marino Matika, lighting designer Gianni Forcolini).
Figure 5, 6 e 7 Box per la retroilluminazione di telo teso in PVC con moduli LED lineari (produzione e documentazione BARRISOL).
Figura 8 Pareti retroiluminate realizzate con teli tesi e moduli LED lineari (produzione e documentazione BARRISOL).